
ROSA ‘E MAGGIO
regia Stefano Amatucci
con Guido Arciuolo
di Davide Morganti
con Luisa Amatucci
CALENDARIO DEGLI SPETTACOLI
| venerdì | 4 dicembre 2026 | ore 21:00 | |
| sabato | 5 dicembre 2026 | ore 19:00 | |
| domenica | 6 dicembre 2026 | ore 18:00 |
Il testo nasce dalla tragica storia della piccola Fortuna Loffredo, vittima di pedofilia familiare e poi fatta precipitare da una finestra a Caivano. Ho cercato di raccontare una storia reale attraverso una narrazione onirica, dura e insieme dolcissima. Accanto ai mostri che feriscono ogni giorno la sua infanzia, vive anche un ragazzo tenero e invisibile, che si arrampica sulle pareti del palazzo e le resta vicino fino alla caduta.
Sinossi
Teresina, otto anni, vive tra i palazzi degradati di Caivano, in un universo soffocante popolato da figure deformi e inquietanti. Mentre cerca disperatamente il fratellino Mariuccio, il mondo attorno a lei scivola lentamente in un incubo visionario. Gli adulti assumono sembianze animalesche, incarnazioni del trauma e della violenza che segnano la sua quotidianità. A guidare lo spettatore è la voce stessa di Teresina, che racconta la propria storia in prima persona con uno sguardo capace di unire innocenza e dolore. Nel cuore di questo universo oscuro appare una presenza luminosa: un ragazzo invisibile che vive arrampicandosi sulle pareti del palazzo. È l’unico custode di purezza, una figura silenziosa che accompagna Teresina lungo il suo cammino fino all’ultimo volo, trasformando la caduta finale in un’immagine di liberazione e pace.
Il testo di Morganti racconta l’orrore senza scivolare nel puro realismo, trasformandolo in un’esperienza teatrale intensa e profondamente poetica. È un viaggio nell’abisso dell’infanzia violata, ma anche un atto di resistenza umana. La scrittura eleva la cronaca a una dimensione lirica in cui realtà e immaginazione si intrecciano costantemente. La lingua napoletana dona grande forza espressiva al testo, mentre la scena — con palazzi e finestre deformati, antenne che diventano una selva e aperture simili a occhi inquietanti — perde ogni funzione di connessione comunitaria. Quelle finestre incombono come uno sguardo distorto e oppressivo, evocando il disagio e la violenza dei quartieri popolari. In questo spazio alterato, trauma e memoria si fondono in una cupa favola contemporanea di forte impatto emotivo.






