La Cantata dei Pastori

La Cantata dei Pastori

Per la nascita del verbo umanato

di Peppe Barra e Lamberto Lambertini
con Lalla Esposito
e con Luca De Lorenzo, Serena De Siena, Massimo Masiello, Antonio Romano, Rosalba Santoro
Musicisti Pasquale Benincasa (percussioni), Giuseppe Di Colandrea (clarinetto), Agostino Oliviero (violino e mandolino), Antonio Ottaviano (pianoforte)
Musiche Giorgio Mellone
Scene Carlo De Marino
Costumi Annalisa Giacci
Luci Luigi Della Monica
Aiuto regia Francesco Esposito
Regia Lamberto Lambertini
Organizzazione Chiara Guercia
Produzione Ag Spettacoli, Tradizione e Turismo –  Centro di produzione teatrale – Teatro Sannazaro

Uno straordinario protagonista in scena con lo scopo di tramandare la nostra grande tradizione alla nuove generazioni.

TRAMA

Immaginiate due napoletani, due morti di fame, Razzullo, scrivano in abiti settecenteschi, capitato in Palestina per il censimento voluto dall’Imperatore Romano, e Sarchiapone, suo compaesano, in fuga per i crimini commessi, mentre Giuseppe e la Vergine Maria vagano in cerca di alloggio per far nascere Gesù. Immaginate una tribù di Pastori in attesa del Messia. Immaginate una turba di Diavoli, mandati da Lucifero sulla terra per uccidere la Sacra Coppia, spaventare e torturare in tutti i modi i due disgraziati compagni, che le provano tutte pur di trovare un lavoro che permetta loro di mangiare. Immaginate l’Arcangelo Gabriele, armato come un San Michele, proteggere tutti, ricacciare le Furie nel buio dell’Inferno e permettere che nasca il Redentore. Immaginate.

STORIA

Il vero lume tra le ombre, era il titolo di una sacra rappresentazione data alle stampe, nel 1698, dal gesuita Andrea Perrucci, che firmava con lo pseudonimo di Casimiro Ruggero Ugone, scritta con intenti moraleggianti, per contrastare i rituali con i quali il popolino onorava le feste come il Carnevale e il Natale. Dalla metà dell’ottocento il titolo si cambiò in: La Cantata dei Pastori.

Verso la fine del settecento, al povero Razzullo che, senza coprotagonista non aveva modo di inventare lazzi e contrasti tipici della Commedia dell’Arte, venne affinacato Sarchiapone, un suo doppio, una sua evocazione, un suo mister Hyde, un gangster travestito da clown. Sarchiapone, al contrario dello spaventatissimo Razzullo, non ha paura di nulla, nemmeno dei draghi dell’Inferno. Assassino, ladro, gobbo, deforme, maligno, bugiardo, in poche parole il beniamino di noi bambini. La Cantata, a dispetto del titolo, non aveva canzoni. Anno dopo anno il popolo ha arricchito il copione con tutti i linguaggi, alti e bassi del teatro: farsa, avanspettacolo, commedia dell’arte, musical. Già nell’ultimo dopoguerra Sarchiapone appariva cantando le canzonette più in voga, con il massimo godimento del pubblico. La tradizione popolare stravolse a poco a poco quel testo della controriforma, volgarizzandolo, rovesciandone gli intenti educativi, edificanti, riuscendo così a strapparlo dall’ineluttabile oblio del tempo. Lo spettacolo andava in scena alla mezzanotte del 24 dicembre. Al popolino, dopo la cena della Vigilia, toccava fare una scelta: a Messa o a Teatro?

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