Il nobile guardaporte

Il nobile guardaporte

Di Roberto Del Gaudio
Con Antonio De Rosa
Regia Maria Verde
Produzione Artistik@labmente



Note dell’autore

Il Guardaporte Spinelli, un uomo “fuori tempo massimo”: un esponente della antica nobiltà napoletana, caduto in disgrazia, costretto a vendere appartamento per appartamento l’ultimo palazzo di famiglia, laddove però resiste ritagliandosi il ruolo di portiere, appunto di “guardaporte”. Posizione, quella della guardiola, che, seppure indice di una sconfitta personale e di una debacle storica irreversibile, gli consente di guardare le porte dei condomini come se fossero trasparenti, e di analizzare dunque una umanità persa nel quotidiano piccolo borghese vizio di essere al mondo per nulla. Né Religione, né Arte, nessun anelito metafisico sembrano pervadere le esistenze di questo nucleo bizzarro di persone, che Spinelli racconta con colta ironia, con raccapriccio, con umanità. Il condominio come metafora del mondo, delle comunità di oggi, della vita sociale stessa, con le sue situazioni drammatiche, comiche, assurde, ridicole, poetiche. L’amore, la cultura, il sapere, poi, quali ultimi disperati trampolini di lancio verso la perduta Bellezza, verso la dimensione di nobiltà smarrita, ritrovata nel suo sognante rapporto con Fiammetta, clavicembalista che riempie il suo cuore, il palazzo e la scena della musica dei grandi Maestri del passato: un tappeto fatato del tempo destinato a decadere verso le derive della modernità mercificata. Che ne sarà del Guardaporte , che ne sarà di Fiammetta, del loro amore inconfessato? Che ne sarà del rumore di sottofondo dei condomini, il rumore monotono e scialbo degli uomini della nostra epoca? La risposta, almeno in teatro, è ancora nel solito motto: “Chi è di scena!”

Roberto Del Gaudio

 

NOTE DI REGIA

L’arte è morta? Chi può dirlo? Lui, Spinelli, il nobile guardaporta, un uomo attento, delicato, ironico e sensibile. Lui, un sognatore disilluso e imbarazzato dalla realtà. Lui, il cui quotidiano aleggia tra la necessità di affermare la meraviglia della bellezza della musica, quella di tempi che furono, e la forza del dissentire e contestare una tangibile verità: l’arte ha cessato di essere il bisogno supremo dello spirito, perciò la bellezza, nella sua forma più autentica e nel suo contenuto più adeguato, non è più la cosa ultima. E’ la “gente disinvolta”, quella che popola il palazzo dove lui lavora, che ha sostituito quegli “esseri umani” che erano in grado di tenerla in vita. In questa eterogenea e multiforme aggregazione di “forme umane”, che compongono il “condominio”, si genera una situazione in cui l’arte e la vita stessa non sono più vissute in senso antico o moderno, ma il tutto si è trasformato in una semplice immagine, un artefatto, un oggetto, una simulazione: la nostra società ha dato vita a una esteticizzazione generale. E lui ne è testimone intollerante.

Tra un accenno al Rigoletto, a Orazio, a Bach e al jazz, Spinelli raschia gomme americane, spazza foglie e mozziconi che affollano il pavimento del cortile del palazzo.

Accenna passi di danza con la scopa, spaziando tra la storia e la politica, trascinando lo spettatore in un turbinìo di pensieri e sottofondi e intervalli di musica classica.

Lui, il nobile guardaporta, custode di ogni sfumatura dell’umano esistere dei suoi condomini, per ogni lettera imbucata nelle cassette della posta, appassiona il pubblico con sarcastici e beffardi aneddoti sui “bravi borghesotti del condominio”.

I suoi satirici racconti sono intervallati da nostalgici e dolci ricordi di gioventù.

Quasi come a tessere una “tela troiana” dallo chàssis del tempo, Spinelli aggiunge note e note sul rocchetto-pentagramma che ha posto sul tavolino nella sua guardiola: ad ogni nota aggiunta la bobina si scioglie facendo scorrere la carta che man mano si aggroviglia sul pavimento.

“L’unica del palazzo che manifesti un animo espressamente nobile, eccellente e sereno… la Purezza … la Grazia”… è la signora Fiammetta, donna dall’animo nobile, clavicembalista, dalla cui finestra fa sentire il suono della suo talento, deliziando l’animo del nostro protagonista.

Gliel’ha insegnata lei la musica.

Ma quando la spirale della vita, nel suo incedere prepotente e inafferrabile, porta via con sé la sua musa traboccante di gentilezza ed eleganza, Spinelli si ritrova travolto in quel mulinello chiamato tempo… che scorre e riavvolge come un nastro di seta ogni esistenza… fino a quando “E’ ora!… è ora di andare via…” … si ma dal palcoscenico però!

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