I duellanti

Dal racconto di Joseph Conrad
Scritto da Francesco Niccolini
Con Carlo Di Maro e Antonio Turco
Regia Mario Gelardi
Produzione Solot, Compagnia Stabile di Benevento
in collaborazione con Nuovo Teatro Sanità

RASSEGNA STAMPA



Cambiano le armi, la Storia va a rotoli, ma tutto converge in quel singolo spillo d’odio; anche quando il motivo del duello è nella nebbia, dimenticato, il duello è superiore a ogni altra cosa, è l’irragionevole ragione dominante, non c’è altro, nella vita, che il duello, tarlo mentale, danza mortale, rito infinito. Cedere alla tentazione del duello significa morire. I duellanti racconta il conflitto lungo una vita tra due militari Gabriel Feraud e Armand D’Hubert che sfidatisi inizialmente per un futile motivo, continuano a farlo in ogni occasione che la vita li pone uno di fronte all’altro. L’opera si incentra interamente sul conflitto tra le due figure, l’una l’opposto dell’altra. D’Hubert è un uomo sostanzialmente razionale, “privo di immaginazione che aiuta al ragionamento”, pacato, serio e ligio al dovere; Feraud è descritto come una bestia sanguigna che ama la violenza in tutte le sue forme e che comprende esclusivamente la forza come ragion d’essere, come istituzione stessa della vita. Una figura rappresenta la violenza mentre l’altra il buon senso. La tenacia ossessiva con cui Feraud costringe D’Hubert a battersi sembra trascendere la ragionevolezza per meglio rimarcare, appunto, il fatto che gli eventi drammatici della vita siano dolorosi e privi di alcun senso, di alcuna giustificazione.

Ogni qual volta che D’Hubert sembra al sicuro, ecco che Feraud lo insegue, proponendogli l’eterna sfida mortale. Il fatto stesso che D’Hubert viva con Feraud alle costole è il sintomo stesso della vita che si sforza per essere indipendente dalla sfortuna e che, proprio per questo, finisce ancora più legata ai rivolgimenti della sorte. In questo adattamento di Francesco Niccolini, i due attori che interpretano i duellanti, danno voce a tutte le figure del racconto di Conrad, disegnando un mondo passato che è il riflesso dell’eterno

 

Foto Vincenzo Fucci

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