Dov’è la vittoria

di Agnese Ferro, Giuseppe Maria Martino, Dario Postiglione
con Martina Carpino, Luigi Bignone, Antonio Elia
regia Giuseppe Maria Martino
Luci Sebastiano Cautiero
Scene Carmine De Mizio
Costumi Federica Terracina
Produzione Teatro Di Napoli – Teatro Nazionale/Casa Del Contemporaneo

Vincitore al premio L’Artigogolo e pubblicazione della casa editrice ChiPiùNeArt | Menzione Speciale per la migliore attrice (Martina Carpino) al premio Nuove Sensibilità 2.0 del Teatro Pubblico Campano | Premio del pubblico al Festival Inventaria 2019.

Tre attori sono nel pieno di un processo creativo: la costruzione di un personaggio controverso, a tratti grottesco, imprendibile – Vittoria Benincasa, leader di un partito di estrema destra candidata alla presidenza del Consiglio. Vita, travestimenti, ascesa di una populista: una cattiva da fumetto che prende progressivamente corpo e si fa pericolosamente reale.

“In questa storia emblematica, c’è qualcosa di più inquietante del ritratto di una trasformista. C’è l’identificazione di una specie di animale politico, la stessa che negli ultimi anni si sta affermando in tutto il mondo.”
Dalla prefazione al testo di Edoardo Erba.

La parabasi e la poesia acida del fumetto
Volevamo far ridere ma forse abbiamo fallito. Man mano che lo svolgevamo, l’argomento ci bruciava tra le dita: l’attualità ci dava conferma dell’assurdo che fantasticavamo. Di conseguenza l’umorismo si faceva più nero del previsto, la farsa virava verso il grottesco, la commedia diventava indigesta e corrosiva. Di fronte a una realtà che si fa parodia di se stessa, la satira contemporanea ci è parsa un genere compromesso e consolatorio, e allora siamo andati a fondo con questo disagio. Vorremmo che le risate del pubblico finissero con un rospo in gola.
Abbiamo proiettato il nostro disagio sui personaggi-attori e ci siamo interrogati sull’efficacia della ricerca estetica quando è messa a reagire con componenti acide. Il metateatro è stato per noi soltanto un dispositivo formale per parlare del nostro tempo, del nostro mondo politico e della deriva populista e destrorsa presa dai governi della civile Europa. Ci siamo sforzati di sospendere il giudizio durante tutto il processo di scrittura, con l’intenzione di rimandarlo al pubblico – se nella commedia attica, nelle pause tra una scena e l’altra, l’attore si toglieva la maschera per inaugurare il momento della parabasi, la nostra scelta è quella di dilatare e sviluppare questa pratica. Provocare per stimolare un pensiero critico sul proprio presente, per innescare una presa di coscienza. Certo ci siamo schierati, ma soltanto contro.

Giuseppe Maria Martino

 

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