C’era una volta un re

C’era una volta un re

Favola in musica

Di Peppe Barra e Lamberto Lambertini
Regia Lamberto Lambertini
Con Peppe Barra
Lalla Esposito, Massimo Masiello
Scene Carlo De Marino
Costumi Annalisa Giacci
Musiche Savio Riccardi
Produzione Tradizione e Turismo – Centro di produzione teatrale – Teatro Sannazaro, Ag Spettacoli

PEPPE BARRA COMPIE OTTANTA ANNI
Questo spettacolo immagina un potente e famoso capocomico che non vuole lasciare la corona né lo scettro per imporre ancora le sue fantasie e la sua voglia di giocare al teatro, a dispetto del tempo che passa. Come un bambino dispotico maltratta attori, tecnici e musici, obbligandoli a provare e riprovare, senza pause, senza discussioni, senza lamentele di sorta. I due compagni di scena di Peppe Barra – Lalla Esposito e Massimo Masiello – sono, rispettivamente, la Regina e l’Astrologo, che, con amore e cattiveria, consigliano al loro Sovrano di chiudere baracca e burattini, ché ormai si contano a centinaia gli anni in cui occupa il trono e il tempo, anche per una pur piccola dilazione, è finito. Il Re, sordo che non vuole sentire, cieco che non vuole vedere, pur lamentandosi dei suoi continui dolori e malanni, continua a tirar fuori dal cilindro frammenti di teatro, da provare, da discutere, da mettere in scena, prima che sia troppo tardi. Copioni, canovacci, duetti, monologhi dalla Commedia dell’Arte, alla Farsa, alla Commedia, alla Tragedia, sfiorando Moliere, Goldoni, Shakespeare, Pirandello, Eduardo, Petrolini e Rossini, Opera Buffa, Operetta. Una sorta di “Histoire du Théâtre”, un surreale giro-tondo di battute che, tradotte in lingua napoletana, si caricano di inaspettata e irresistibile comicità. Un modo come un altro per scongiurare la Morte, perché come si sa anche quella, sulle tavole del palcoscenico, è “per finta”. Le scene di Carlo De Marino raffigurano la stanzetta di un bambino, di un eterno bambino, ingigantita e resa magica dal sogno, nella quale, tra la luce e il buio, appaiono e scompaiono, crudele incubo pinocchiesco, giocattoli, figure, pupazzi, maschere, maghi, fate, fantasmi. I costumi di Annalisa Giacci ricordano quelli del teatro dei piccoli, o forse del melodramma dei poveri, come se venissero tirati fuori, sera dopo sera, dai bauli polverosi di quel teatro “all’italiana”, del quale ha scritto Sergio Tofano, quando bisognava scegliere, a seconda della piazza, del pubblico o del caso, uno tra i molti spettacoli in repertorio. Le musiche di Savio Riccardi, già autore, nel tempo, di spettacoli, concerti e dischi di Peppe Barra, poi esclusivamente dedicato alla realizzazione di colonne sonore per il cinema e per la televisione, evocheranno, con il clima, il ritmo, il colore del suono, questa profonda immersione onirica nel ventre del teatro, avvalendosi anche di moderni arrangiamenti delle arie e delle canzoni tra le più amate in gioventù. “Il re muore” di Ionesco, al quale è liberamente ispirato, si trasforma così in un’apoteosi del tea-tro di Peppe Barra. Un teatro dal cuore antico, comico e drammatico, folle e realistico, tradizionale e sperimentale, raffinato e volgare, dove scompare il già labile confine tra arte e vita. La regia di Lamberto Lambertini vuole mettere sotto la luce dei riflettori l’unicità di Peppe Barra che, come attore, come cantante, come figura intellettuale, resta il più irriducibile testimone della Tradizione e della Universalità della cultura partenopea.

Condividi spettacolo
Richiesta informazioni

    Photos