45 Giri in scena

Gino De Luca in
45 GIRI IN SCENA

Con Annalisa Arbolino – Mirella Carnile – Umberto Di Rosa – Annalaura Malvone Ciro Mazaner

Francesco Rivieccio – Gerardo Rivieccio – Valentina Palomba – Salvatore Pinto

Musiche eseguite e dirette dal M.° Toto Toralbo

Luci Tony Cappetta

Elaborazione Drammaturgica Francesco Rivieccio

Regia e Spazio scenico Gino De Luca

Un progetto nato dalla volontà di racchiudere in uno spettacolo alcune scenette comiche che Nino Taranto incise negli anni ‘70 con il fratello Carlo, Luisa Conte e Rosalia Maggio. Le scenette, scritte e ambientate da Taranto in quegli anni, non sono state mai rappresentate in teatro e noi lo faremo mantenendo quel tipo di comicità pura e genuina scandita da semplici situazioni, equivoci, paradossi e tempi comici. L’unico elemento scenico sarà una paglietta gigante con i pizzi tagliuzzati, questa, di volta in volta cambierà posizione diventando ora carretta, poi letto, panchina, pedana, tavolo e addirittura bara a seconda dell’utilità prevista dalla scena.
Sarà manovrata dagli attori sulle note di uno stacchetto musicale tra una scenetta e l’altra, all’inizio sarà come un giradischi dal quale fuoriusciranno gli attori per dar vita ai personaggi e per esserne risucchiati alla fine, proprio come un 75 giri che comincia e finisce semplicemente.

Note dello spettacolo
Avevo otto anni quando rientrando da scuola, lasciavo scivolare lo zaino e senza togliermi
neanche il grembiulino mi precipitavo nel salone di casa ad accendere quel vecchio giradischi che mi regalava emozioni ancora oggi indescrivibili : era la voce di Nino Taranto
Per anni ho trascorso pomeriggi interi ascoltando sketch e macchiette… Omaggiare questo artista con uno spettacolo è il minimo che potessi fare…. Una sorta di varietà che attraverso un filo
biografico si cuciono macchiette e sketch con stacchetti musicali su cambi di posizione di quello che è l’unico elemento scenico, una paglietta gigante coi pizzi ritagliati. Simbolo dell’artista che all’occorrenza funge da pedana, da carretta per venditore, da letto e in tre occasioni (all’inizio, durante e nel finale) addirittura diventa uno schermo per proiezione.
Una regia ricca di “colpi fantastici” di posizioni, talvolta surreali, affiancati allo stile di
recitazione tradizionale crea un gioco teatrale funzionale rendendo lo spettacolo moderno.
Mi sono divertito per poter divertire e tormentato per sorprendere…

Ad esempio, ho ambientato ai giorni nostri uno sketch che Taranto interpretò con Luisa Conte
negli anni sessanta: il tema è la tecnologia che avanzava e le difficoltà del capo di casa (di stampo tradizionale) Intento a combattere coi suoi familiari, i quali continuamente acquistano nuove invenzioni con la famosa “pagheròcambiale”. ho semplicemente trasformato la moneta in euro, i costumi resi contemporanei e gli oggetti più attuali, il figlio nell’originale compra la lambretta, ora è lo scooter, per la figlia era il giradischi, ora è il lettore cd che per buona parte dello sketch mentre madre e figlia sbrigano le faccende di casa con musica assordante e moderna.
Gino De Luca

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L’elaborazione drammaturgica tiene fede alla struttura della Rivista, spettacolo similare al Varietà, ma con la differenza di possedere una trama, un sottile filo rosso che riesce ad unire numeri e sketch. La bellezza delle scene presenti nello spettacolo è dovuta anche al fatto che ognuna sembra segnare un’epoca ben diversa, mettendo in luce degli spaccati di quotidianità ancora attualissimi. Il modo di parlare dei protagonisti, i loro costumi, il loro modo di approcciarsi a qualsiasi tematica (dallo sport all’affezione politica) subiscono l‟influenza della scrittura di Taranto e del suo senso critico nei confronti di questi personaggi, dei loro mestieri e delle loro opinioni. Riascoltando queste scene, sembra quasi di ascoltare davvero quei personaggi, segno che Taranto, come la sua grande fonte d’ispirazione Raffaele Viviani (del quale ha messo in scena quasi tutti i lavori) , abbia davvero osservato a fondo il popolo e le sue reazioni agli accadimenti di un’Italia che diventa sempre più moderna. Il filo rosso, quindi, sarà proprio la condizione di questi attori che si ritrovano a mettere in scena questo tesoro, questo patrimonio lasciatoci da Nino Taranto e dalla sua compagnia.
Francesco Rivieccio

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