
CAFÉ CHANTANT MY WORLD – di Lara Sansone
di Francesca Myriam Chiatto per sipario.it | 13/01/2026
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Quest’anno si festeggia il trentesimo anniversario di uno spettacolo unico nel suo genere, che appassiona ormai ogni volta generazioni di spettatori, soprattutto grazie alla capacità di emozionare cambiando e restando tuttavia uguale. Ma in che senso? Proprio come una scrittura scenica capace di raccontare il contemporaneo e la società che cambia e si trasforma, riesce a rappresentare ciò che viviamo, ma al tempo stesso resta fedele alla tradizione, riportandoci indietro nel tempo in un’epoca fiorente per artisti, intellettuali e tutti coloro che oggi chiameremmo performer. Nato nel 1600 a Londra e diffusosi poi nella Parigi del 1700 e del 1800, ma anche nel resto d’Europa e dunque in Italia, questo tipo di locale e di conseguenza di spettacolo, era l’emblema del varietà, un caffè – concerto che permetteva di staccare un po’ dal quotidiano e dal mondo esterno trasportando chi ci entrava in un altro mondo, fatto di sogno, di magia, di festa e di allegria, per farsi contagiare da generi musicali vari, balletti e battute di attori e comici cabarettisti. Proprio come nel film Midnight in Paris, ma includendo lo spettatore e facendogli vivere l’esperienza in prima persona, inglobandolo nel disvelamento di costumi, paillettes, luci, colori, lustrini e acconciature che sembrano veri e propri palazzi d’epoca per la maestosità dell’ “impalcatura”. I giochi di luce e la rottura della quarta parete, potremmo dire del tutto frantumata per quanto i protagonisti interagiscono con il pubblico accogliendolo e rendendolo partecipe in maniera attiva e divertente dall’inizio alla fine, permettono di entrare nell’atmosfera sospesa dove la realtà si fonde con l’immaginazione, il gioco teatrale diventa irresistibile, la vitalità contagia ogni singolo avventore e lo stupore non smette mai di essere protagonista. Uno dei pochi spettacoli che potreste rivedere all’infinito, proprio perché pur restando fedele alla sua tradizione, al rito e alla festa, si adatta ai tempi di ogni anno plasmandosi sulla sua stessa forma e modellandosi in varianti sempre nuove. Dalle tradizioni di grandezza e magnificenza dei secoli passati alle sciantose con la mossa e la vanità accresciuta dai corteggiatori, non si può resistere alla partecipazione, mentre i ballerini su e giù dai tavoli si disperdono in una platea tutt’altro che tradizionale, fatta di tavolini e sedie, candele e tovaglie bianche. È un teatro che si attraversa, che si condivide tra conoscenti e sconosciuti, respirando insieme l’incanto di un’energia luminosa, fatta di fascino e leggerezza, come in una favola moderna dalle origini antiche.
Francesca Myriam Chiatto






