Le Statue Movibili

La scuola a teatro ovvero divertire educando

Un giovane di famiglia rustica, relativamente agiata, viene in città a cercarsi un altro destino, ma non riesce, per indolenza e lentezza, se non a indebitarsi col padrone di casa e a vivere di espedienti e di dolce far niente.
LE STATUE MOVIBILI inizia con l’ingresso in scena di un signore, ricco e supponente proprietario di case, che viene a proporre al protagonista, Felice Sciosciammocca e al suo servo Pulcinella, di dargli in fitto gratuitamente per un po’ di mesi un appartamento: con la presenza del giovane e del suo servo il signor proprietario vuole sfatare la leggenda che la casa sarebbe abitata da spiriti.

Il testo de “Le Statue movibili” (attribuito ad Antonio Petito) e’ uno dei tanti tasselli che hanno segnato il percorso della cosiddetta “mutazione”, ovvero l’inarrestabile processo che terminerà con Scarpetta e che vede la definitiva affermazione del “Felice” a dispetto della storica maschera di Pulcinella, che per secoli aveva segnato le scene.
La sensazione, in questo testo, e’ che siamo ancora in fase interlocutoria di questo processo, Felice e’ un giovane scanzonato studente e Pulcinella ancora un servitore scaltro, capace di risolvere, con le sue trovate, le disgrazie a cui la miseria e la costante mancanza di denaro condanna i due.
Lo spirito e’ quello allegro e vivace che regna nelle case degli studenti squattrinati, per i quali l’amore, il gioco, il divertimento e il mangiare a sbafo costituiscono le uniche preoccupazioni della giornata.