La Figliata

Di Raffaele Viviani regia di Nello Mascia

DA 13/04/18
AL 15/04/18
30€ + prev
con
PRISCILLA AVOLIO, MARIA BASILE SCARPETTA, CLORIS BROSCA
PAOLA CANNATELLO, ANTONELLA CIOLI, ROSARIA DE CICCO
VALENTINA ELIA, FRANCO IAVARONE, GIUSEPPE MARRAMAO
NELLO MASCIA, ROBERTO MASCIA, GIOVANNI MAURIELLO
MATTEO MAURIELLO, MARIANNA MERCURIO, GENNARO MONTI
CIRO OLIMPIO, FRANCESCO PAOLANTONI

LA FIGLIATA è una sintesi efficacissima della poetica di Raffaele Viviani.

In essa sono presenti tutti gli elementi più significativi che compongo questa drammaturgia straordinaria.

Una sorta di confluenza del Viviani popolare prima maniera, quello degli atti unici, dei vicoli e delle piazze, quello di diretta provenienza dal varietà, con il Viviani maturo della seconda parte della sua produzione, quello che affronta ambientazioni e tematiche di stampo più nettamente proto-borghesi.

Ma c'è un altro elemento importante in questa commedia che rappresenta una caratteristica di distinzione dell'opera vivianesca.

Il coro.

Gli eroi di Viviani anche quando vivono un dramma intimo, anche quando il conflitto drammatico è di natura prevalentemente personale, per esprimersi compiutamente, per vivere sulla scena la loro storia umana, devono stabilire un contatto con il coro, devono uscire dal chiuso delle loro case per incontrare gli altri, e per così dire, stemperare nell'aria i sentimenti e le passioni che li travolgono.

Come nelle tragedie greche, in Viviani, notava Paolo Ricci, il coro costruisce il personaggio, lo accompagna e ne commenta, continuamente, or feroce, or pietoso, le azioni e le parole.

Ne LA FIGLIATA il coro assurge a ruolo di protagonista assoluto del dramma.

Stabilendo un rapporto continuo di complicità e di identità con lo spettatore.

Don Gennaro, ingenuo impiegatuccio, “miope al sommo grado” è la figura centrale dell'opera.

Sua moglie ha partorito un figlio concepito con un altro uomo a sua volta ammogliato.

Don Gennaro è un omino buono, ignaro di tutto, raggiante per questa paternità inattesa.

Ed è costantemente vittima del dileggio della comunutà dei vicini.

Ma la tragedia incombe.

Nel bel mezzo del festino battesimale l'irruzione della gelosissima moglie tradita provoca lo scandalo.

La reazione di Don Gennaro è agghiacciante.

Nel frattempo il coro avrà coinvolto lo spettatore in questa iterata e insistita azione di derisione.

Lo avrà coinvolto a tal punto da accoglierlo sul palcoscenico, lì a contatto diretto con i personaggi, lì a partecipare attivamente alla vicenda.

Il violento e repentino cambiamento di sentimenti è una scudisciata.

Lo spettatore è lì e non potrà evitarla. E non potrà evitare di sentirsi responsabile.